martedì 22 dicembre 2009

Velocemente


Il passato non si può rinnegare ma si girano tanto di quelle pagine che, credo, non c'è cosa più errata di rimanere indietro: lasciarsi scorrere e rimanere indietro.
Poi è sicuro che nel libro della nostra vita è sicuramente possibile usare dei segnalibri; quanti ne vogliamo, affinchè ogni tanto possiamo rivisitare il passato. Ma una visita non può essere assai lunga. Sia che essa riguardi cose belle, sia che interessi fatti molto negativi...
Ma al di là delle visite, il passato bussa da sè alla nostra porta, la porta del presente. E forse è proprio in queste occasioni che fa più male. Senza forse.


"è un po' come sputare via il veleno"
Luciano Ligabue


sabato 28 novembre 2009

Tutto ciò che in (un) treno non si vede


Tutto ciò che in (un) treno non si vede … lo si percepisce.
Durante un viaggio in treno si addensano tutti i pensieri repressi. Di una giornata, di una settimana, di una vita o di un Viaggio. Individui diversi e sconosciuti mi circondando, proprio come in ogni altra occasione. Tutto scorre seguendo il Copione.
Il manager stressato che riceve tristi telefonate dal mondo intero. Lo studente reduce da notti insonni o quello innamorato da sogni svaniti. La nonnina che prende il treno per andare a trovare i suoi nipotini. Il macchinista che a ogni fermata esce dalla porticina: capelli bianchi e una camminata stanca. Il ragazzo africano e la sua immensa borsa.
Ognuno immerso nei suoi pensieri o nei suoi sbadigli. Pensieri e sbadigli.
La testa scotta, sento dolore e si dimena.
Aria consumata? No, solamente troppi pensieri e ragionamenti addensati in pochi metri. Non li vedo, ma li sento: mi spingono a portare lo sguardo al di fuori del finestrino appannato. Cerco qualcosa all'esterno ma la notte avvolge il treno nella sua corsa.

La canzone di Ozzy che risuona nella mente in repeat:

I watch the sun go down like everyone of us
I’m hoping that the dawn will bring a sign
A better place for those who will come after us this time

I’m just a dreamer, I dream my life away, oh yeah
I’m just a dreamer, who dreams of better days

Il treno si ferma. E come per magia tutti si risvegliano, l'incantesimo si spezza.




Campagne e coste marchigiane.
Venerdì 27 novembre 2009.
18.40 e giù di lì.

lunedì 2 novembre 2009

Un racconto

Prima che finisca l’attuale passaggio in questo mondo mi piacerebbe scrivere un libro. Molto probabilmente non sarà pubblicato, magari letto da qualche amico. Quel giorno in cui questo libro prenderà corpo credo conterrà questo breve estratto. L’ho scritto 4 5 anni fa. Inoltre specifico che se tutto o solamente una parte di questo spezzone di vita sia realmente successa non ha importanza. Consideratela narrativa, fate come volete. Mentre leggete magari pensate di aver trovato queste note abbandonate in un taccuino per strada. Non lo state leggendo per caso, ma se non vi piace lascerete quel taccuino dimenticato da tutti e tutto in quella strada deserta.

Le cose hanno sempre una piega un po’ strana, scolorita. Come se la realtà ti volesse sfottere un po’. […] Il giorno prima si scherzava in chat: dicevo che io non ci sarei andato sicuramente a ballare perché non ci sarebbe stata molta gente. Lei si imputava dolcemente dicendo che la gente ci sarebbe stata. Poi altre cazzate varie. Insomma forse lei era un po’ troppo simpatica: beh ecco non so. Il mio cervello depresso magari voleva pensare a qualcosa. Più che pensare forse inventare. Dai su voleva fare due parole! Ancora non so. So solo che alla fine a ballare ci sono andato pure io.

No, non per lei.

Ero in mezzo alla pista. Ballavo. La musica mi cullava e anche se gli occhi erano aperti erano comunque su OFF. Mi giro e la vedo che ballava con le sue amiche. A dire la verità ci eravamo già incontrati poco prima ma giusto un saluto veloce con la mano, senza neanche sorridere né prestare attenzione. Mentre ora, in pista la osservo attentamente, stando comunque concentrato a non farmi vedere. Mentre la guardo noto che i capelli hanno un altro colore. O almeno credo. La vista un po’ appannata dall'alcool. Era da tempo che non la guardavo per qualche istante in questa maniera. Poi distolgo lo sguardo per non rischiare ulteriormente.

Dopo poco mi sposto un po’ e vedo i suo amici. I tipi del suo gruppo che passano vicino e si dirigono verso le loro amiche; erano due o tre … o quattro, neanche mi ricordo bene. Mi guardano un po’ storto cm sempre: forse mesi e mesi prima mi ero messo di traverso a qualcuno di loro. Qualcuno invidioso di me? Da ridere. E della ragazza con cui esco. Uscivo.

I minuti passano ancora. Mi rigiro, sono curioso. Sta ballando con un suo amico, niente di che, tuttavia intravedo qualcosa di più. Un’affinità più ricercata. In fondo anche io sto ballando con le mie amiche ma c’è distanza tra noi. Distanza non fisica. E invece poco più là non è così. Insisto a dare qualche sguardata: sembra quasi che le loro mani si cercano. Non so perché ma non volevo guardare. Alla fine di lei non me n’era mai fregato molto. Coglione. Forse la conversazione del giorno prima o forse la serata figlia di una giornata storta e del gomito alzato. So solo che un po’ mi dispiaceva.

Il mio amico fa "Vado in bagno. Ci vediamo fra poco.". Lo guardo: "Vengo pure io. Aspetta.". Andiamo in bagno e aspetto qualche secondo di fuori. Voglio vedere per bene quante gente ci sia. Mi guardo un po’ attorno: vedo gente conosciuta, facce note che magari incrocio tutti i giorni per i corridoi della scuola. Mi soffermo su un ragazzo di questi, mi sta guardando. Lo saluto per simpatia, per la serie “Lo conosci? Di vista” e lui mi fa un cenno con la testa e mi mostra i 33 denti (se poi alla fine erano 30 o 31; erano tanti). Mi da una pacca sul costato. Strano: di solito è sulla spalla oppure si porge la mano. Invece no. Lui me la da sul costato. E forte, parecchio forte. Per un attimo il braccio va a coprire la parte addolorata poi niente, lo riguardo: mi accorgo che è molto sudato. Anche lui figlio di una bottiglia alcolica tenuta in mano per troppo tempo. In fondo chi lo sa in verità: magari avrà solo ballato per molto. So solo che il dolore se ne andato e con lui anche Francesco. Ecco il nome. Si si proprio lui dell’altra sezione. Ok, ma non fa niente, non mi serve a niente.

Cerco con lo sguardo il mio amico: è dentro, in fondo al corridoio del bagno. La luce dei faretti puntata in faccia mi da piuttosto fastidio. Mi siedo in un muretto lì fuori. In quel momento ricordo del pacchetto di sigarette nella tasca dietro dei jeans. Le diana della mia amica. Sfilo il pacchetto per non schiacciarlo e lo guardo. C'è scritto: NON INIZIARE A FUMARE. PORTA ALLA DIPENDENZA. Le parole non saranno di sicuro identiche ma il messaggio si. E qui rientra in gioco il cervello. Chissà se vuole sfidare il destino, il futuro, non lo so con chi ce l'abbia ma alla fine una sigaretta me la fumerei volentieri. La mia amichetta tanto non avrà niente da ridire, è fin troppo gentile. Dentro c'è anche da accendere: tanto meglio. Non è il caso di mettersi a chiedere un accendino. Non sono in vena di parlare a vanvera con gente più o meno sana. La accendo. Non si è accesa completamente, ma metto via lo stesso l'accendino. Il cervello dice che ce la puoi fare, che ce la posso fare. E così faccio qualche tiro con rabbia e si accende del tutto. Penso: “ma la gente chissà cosa fuma, che ci prova di tanto speciale???”. Altra domanda, stessa risposta: “non lo so”. E non me ne frega. So solo che alla salute ci tengo e non voglio fumare. Non voglio fumare di routine, ma questa ci voleva e la fumo. Non può certo cambiare la salute di una vita una sigaretta.

Raggiungo il mio amico: sta facendo pipì e intanto parla con un suo compagno di classe di un paese qua vicino. Ma questo mi sta sulle palle, faccia da gasato. Non avrà mai a che fare con me. Il mio amico mi guarda e sorride: sa che non fumo. L'altro se ne va, forse rendendosi conto di essere di troppo. Dico: "Tienimela dai … E fai un tiro". Intanto io mi avvicino a quella cosa non so come si chiama, attaccata al muro, si capisce dai. Centro l'obiettivo, giro la testa e nel bagno non c'è più nessuno: solo io e il mio amico, che strano. Due secondi prima minimo sette o otto persone ed ora zero, perfetto! Così parlo e dico quello che mi pare senza fare troppa attenzione alle parole ed eventuali conseguenze. Il mio amico fissa la sigaretta sapendo che non ha mai fatto un tiro. Gli dico: "Dai … che ti frega". Risponde: "No non c'ho voglia". Classica risposta. Almeno per lui e per i nostri 13 anni di amicizia. Porgo la mano per fammela passare. La prendo. Rido ancora un attimo ma mi deconcentro e la sigaretta se ne va, cade a terra. Il pavimento sudicio. Il mio amico: "Dai prendila, no?". Rido sonoramente e gli do una pacca, ma non sul costato sulla spalla; senza far male. - avevo ancora il ricordo di prima – Se la ride anche lui. Torniamo nella sala principale, torniamo in pista. Qui l'altro amico che ci aspetta: ancora qualche salto.

La cerco con lo sguardo, ma non c'è più. Guardo l'orologio. Le due e trenta. Ancora non se ne sarà andata. Ancora qualche minuto buffo a ballare poi stop. Andiamo a fare un giro, qualche cazzata si dice, una si fa con l'altro amico. Ma non è importante, magari anche di cattivo gusto per la vittima.

Incontro un amico e ci vado a parlare un po’. È qualche mese che passiamo i sabato pomeriggi insieme: mi fa strano non andargli a parlare. Qualche parola e altre cazzate. Poi lo saluto: "Oi ci sentiamo. Ciao!".

Andiamo un attimo di sopra a vedere le nostre amiche, chissà se si stanno divertendo. “Ricominciamo” di Pappalardo urla nella saletta. Ce ne andiamo subito: loro si divertono, noi no! Un bel divanone vuoto. Una visione troppo invitante per non sederci! Ma passiamo da sopra, bisogna saltarci sopra sennò è troppo distante. Un passo lungo un po’ “saltellato” ed eccomi seduto. Ma mentre mi siedo lo sguardo si volta magari per prevedere chi riderà ad un eventuale errore, una scivolata magari. Ma di loschi pronti a ridere nessuno.

Ora eccola. La intravedo. È abbracciata al ragazzo di prima, il suo amico. Ridono. Si baciano.

Un leggero sconforto mi assale, ma è normale. È tutto normale, non bisogna farci caso. Le possibilità vanno sfruttate quando le si hanno a portata di mano, non vanno sicuramente rimpiante quando le si hanno buttate via. No questo ragionamento non fa una piega. Ma il mio cervello si.

sabato 17 ottobre 2009

Vivi


sembrerebbe impensabile ma in fondo una mattina ti alzi
e c'è luce intorno a te
nulla è cambiato
ma la percepisci la diversità
i problemi sono diventati un ricordo
probabilmente ricompariranno
perché nella vita molte cose si ripropongono
ma da quel giorno
SARAI DIVERSA

=)

venerdì 4 settembre 2009

Musica e pensieri

Non sono solito postare video perchè non mi piace. Ma oggi farò un'eccezione: ho scoperto quasi per caso questa canzone e me ne sono letteralmente INNAMORATO.
Godo mentre la ascolta più e più volte. Fatemi sapere se vi piace.

Quando la ascolto la sua melodia entra completamente nella mia mente e sembra colmare quel vuoto che in questi giorni mi ha assalito. No no niente di grave, ma questi giorni sono stati stranissimi. Come dicono gli anziani dei nostri villaggi fatti da quattro mura quando qualcosa non va il "tempo che cambia", sarà l'"umidità"... cosa non lo so.
Il passaggio dall'estate a un nuovo anno accademico ma soprattutto di vita. Nuove sfide e nuove insidie. Per molti ragazzi e ragazze che ho conosciuto in questi due anni tra i monti potrebbe essere l'ultimo anno di condivisione della fantastica esperienza: chi si laureerà in tempo (?!) e andrà poi a lavorare oppure chi farà la specialistica altrove... Insomma una parte di questo ciclo a giugno luglio finirà. Ho grandi ambizioni per l'anno in arrivo, come sempre. E come sempre spero di realizzare qualcosa di positivo, anche se non sarà come mi auspico. Si punta sempre in alto ma difficilmente ci si arriva.
Dico: Se la forza di volontà è tutto, temo di non avere molto.
Buon ascolto.

domenica 30 agosto 2009

Verità

dagli appunti della carissima e compianta Cristina Sorbellini:

"Non c'è peggior deserto che una vita senza amici: l'amicizia moltiplica i beni e ripartisce i mali."

Una frase. Poche parole.
Un infinito di sentimenti e un sentimento infinito dietro ciò.

lunedì 10 agosto 2009

Perchè non lo dai tu un titolo?

"Bhè si, sei lì. E sei proprio TU. Il divano annuisce, ha la tua forma.
Cosa cerchi? Cosa? Chi speri di veder entrare da quella porta?
Magari qualcuno che si metta a sedere vicino a te. Gli faresti posto lo so. Vabè che di posto ce n'è tantissimo. Ce n'è troppo.
Sono paranoie queste? Le paranoie non ti servono, ma te la fai lo stesso. La maggior parte delle cose che fai non sono necessarie, eppure le fai. Oh si che le fai. Dai che su questo non sei l'unico. Non ti demoralizzare, nè tanto meno montare.
Un po' di calore. Di calore e di colore. Un po' di vita. Si dai fammi una bella lista della spesa. Come se certe cose si trovassero su quel bel bancone gelido del supermercato. Ne passano anche la pubblicità alla tv. Ma pensa un po'. Passami pure in ferramenta già che ci sei. Comprami una valvola. Si una bella valvola di sfogo! Anzi facciamo due, per non rischiare. Eheheh. Ridi ridi."

Forse una sera il cuore andrà più veloce.
E forse una sera il respiro sarà più affannato.

Liberamente ispirato da un pensiero demente, nullo e insignificante della mia mente. Ogni riferimento a persone o fatti reali può non essere casuale!

venerdì 3 luglio 2009

La mia realtà, la tua realtà

Chi crede che la realtà sia unica... sbaglia. Penso proprio si sbagli.
Ognuno con le sue storie passate ragione in maniera diversa, ma ancora più importante ha un cuore e degli occhi particolari.
Percepisce e vede ciò che lo circonda e che lo riguarda con una sua specifica ottica.
Riflettendo... Capita spesso che quando si cerca di spiegare un qualcosa di relativamente profondo ad una persona cara quasi si è tentati di insistere, come se si volesse alzare la voce e puntare i piedi perché teniamo a far capire - a farci capire - e a comunicare la nostra posizione.

In fondo, tuttavia, cosa si sta passando?!

Si sta provando a trasmettere un'emozione. E allora un'emozione è qualcosa di UNICO, ma non la realtà. I fatti vengono interpretati (o anche più bruscamente manipolati), mentre le emozioni invece si vivono. Così un sorriso di una persona che magari neanche si conosce può rimanere inosservato per certi, ma per altri può significare veramente tanto, tutto. Se solo in quella giornata, in quella settimana, in quel periodo ... o in quella vita questa persona avesse veramente bisogno di un sorriso, ma nessuno a lei vicino glielo aveva donato.

lunedì 22 giugno 2009

Senza titolo.

Campi interi e intere vallate
ocra e marrone si susseguono nel grano.
Nei girasoli l'amalgamarsi del giallo e del verde è ancora forte.
Dalle vallate dipende:
qua tutto verde,
là tutto giallo.
Nessuna regola fissa, regna ancora la natura qui.
L'uomo dà l'inizio,
potrebbe stravolgere il tutto
ma così non è.
Non questa volta.

mercoledì 10 giugno 2009

No onda

Sono qui nella mia stanza trai monti.
È tardi, magari non per tutti, ma dato che domani mi vorrei svegliare verso le 8 ..., sì è tardi. Come direbbe il mio stimanto Andre siamo nel "nerd time" eheh.
Stasera dopocena ho provato a fare qualche esercizio ... invano. La ragione non era disposta a collaborare.
Usando una similitudine potrei dire "stasera non c'era ONDA".
Alla soglia dei 21 anni - ebbene sì: "Auguri Fabri!" <-> "Grazie, grazie di cuore" - mi rendo sempre di più conto di quanto legare con le persone / mantenere legami esistenti sia complicato.
Bè?! Cosa c'è di nuovo?
Niente niente. Solo pensieri ... La vita impone strade diverse, dove volare soli è inevitabile!

scazzi di vita
attimi di parole gialle
sensazioni non esprimibili

E i rapporti umani? Difficili… la forza sta dentro di me in fondo: nell’approccio che vorrei avere nei confronti delle altre persone. Ma senza lasciarci influenzare troppo dalle abitudini altrui: gli atteggiamenti dell’altro spesso sono irritanti … e pure parecchio. Tuttavia se il mio approccio è elastico e comprensivo ci dovrebbe essere più serenità …. (probabile ma non sempre).
Si lo so, queste ultime frasi sono incomprensibili lo so. Consiglio io stesso di cliccare sulla x (spesso) rossa qua in alto.

giovedì 21 maggio 2009

Particolarità e stranezze


Lunedì mattina sono andato all'ospedale di Ancona per farmi vedere un piccolissimo problema che ho su un occhio. Entrando nell'ingresso principale noto un distributore "particolare" che attira subito la mia attenzione. Non un distributore di merendine, lattine, caffè o simili. Un distributore di FIORI. Si, di MAZZI DI FIORI. Proprio come questo modello giapponese qui a fianco.
Anche nel mio caso 3 "modelli" di composizioni floreali, per rispettivi 8, 15 e 24 €.
In fondo non c'è nulla di male, cioè dico... uno va a trovare una persona cara che sta ricoverata e sicuramente un mazzo di fiori le farà piacere! Quello che mi ha fatto strano è stato vedere quei 3 piatti tutti bei illuminati che giravano per mostrare i vari modelli... la scritta sul distributore "Fiori freschi!" e quelnonsocosa di surreale.
Ripeto, in fondo cosa c'è di male? Apparentemente nulla. Anche se in quel momento percepivo una strana sensazione, molto strana.
Chi sono i clienti di questo distributore? Persone che hanno poco tempo e molti impegni da conciliare... che non fanno in tempo a comprare dei fiori (mi viene quasi da dire: "dei fiori veri") in una normale fioraia. - Maledetta società sempre di fretta. - Oppure persone che non ci avevano pensato e arrivate lì, si convincono poi a prendere questi mazzi.
Si potrebbe dire che questo distributore è un bel servizio tutto sommato, uno per fare pausa si può prendere un caffè, un altro presentatosi lì senza nulla in mano acqusita sto mazzo di fiori per portare qualcosa a un malato.
Da un punto di vista strettamente razionale non si trovano "obiezioni" a questo distributore.
Rimane il fatto che quel distributore mi fa strano.

sabato 21 febbraio 2009

Di getto

I miei ragionamenti a volte mi sembrano anche un po’ troppo grossi per i miei gusti? Naa. I gusti non hanno dimensione!

Diciamo che i miei orizzonti si stanno allargando e un po’ di paura è sempre dietro l'angolo... Paura di allontanarsi dai confini già conosciuti, e magari anche a memoria. Forse è proprio qui la ragione di tutto. Non fissarsi entro certo limiti: cercare sempre di più attorno, crescere.

Che è successo?

Ma...in fondo niente di particolare, non sono arrivato a nessuna formulazione di qualche trattato mondiale èh!

Ma che intendi quando parli di questi ragionamenti grossi?

Non voglio dire sulla vita in generale, fa quasi ridere (come pure il fatto che ogni volta che spiego qualcosa, vado avanti per negazione: iniziando tutte le frasi con un "Non è che..."). Neanche arrivato a 21 anni, non è possibile mettersi a fare propaganda di morale ed etica. Non è giusto. Ma è pur vero che ognuno esprime ciò che sente dentro e ciò che vive di giorno in giorno. E io oggi scrivo queste cose.

Ok, ma aspetta. Un passo indietro: sembra che metti le mani avanti… hai paura di parlare con gli altri?

Solitamente no. Ma quante persone abbiamo intorno con cui poter parlare seriamente? E se qualcuno decide di parlare con noi, siamo capaci di ascoltare … di aiutare?

Mi sto rendendo conto di quanto la vita, per quel poco che ne posso sapere (ma che comunque ora mi sembra tanto), sia naturalmente  difficile... molto difficile.

Difficile?

Sì.

Impossibile?

Assolutamente no! Dai, quante cose ci sono belle nella vita? Ci morirei di vecchiaia per dirle tutte. [ed ora mi basta pensare ai bambini: ai loro sorrisi, ai loro abbracci che ti danno la forza di spostare montagne se c'è bisogno.] Allora mi chiedo... perché ci dobbiamo fossilizzare su problemi banali, veramente futili in confronto a tutte quelle cose brutte che ci sono in giro. Ricado spesso su frasi simili a quella appena scritta, ma questo fatto non sarà mai casuale nè banale; è una cosa fondamentale a cui tengo molto. Ritengo che non siamo soli, sappiamo chi è sempre con noi, non ce ne dimentichiamo…

Ogni giorno ci svegliamo e già siamo stressati. Non è possibile vivere in questa maniera: bisogna sempre avere delle grossa fondamenta alla base di noi stessi perché tanto i terremoti ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre.

sabato 31 gennaio 2009

Primo

Come primo intervento del mio piccolo quaderno vorrei fare una sorta di appello... un piccolissimo e magari insignificante appello alle persone che si lamentano sempre, che sbuffano in continuazione a chi in qualsiasi momento della loro vita, se gli chiedi “Ehi come va?” Ti rispondono con un banalissimo “Potrebbe andare meglio”.

Al di là delle nostre aspettative, al di là di ciò che desideriamo per la nostra vita, bisogna sempre mantenere un po’ di razionalità. Non confondiamo l’ambizione con l’irrazionalità, non voglio certo dire che non bisognare sognare! Ma se cerchiamo sempre di raggiungere mete impossibili e ci prefiggiamo obiettivi irraggiungibili è normale poi essere tormentati.

Un “come va” prendiamolo letteralmente ogni tanto, e non lo ascoltiamo come un “come vorresti che vada?!”. Così, quando stiamo per rispondere alla domanda più frequente nelle nostre relazioni quotidiane, valutiamo un attimo queste cosuccie.

Sono in salute? Ho delle persone accanto che mi amano? Mi impegno per far si che le cose vadano realmente bene?

Sarebbe bello fare così. In fondo noi chi siamo per dire su msn, su facebook ecc ecc che tutto va male e che siamo sempre tristi? … Con quale diritto, ma soprattutto, con quale coraggio riusciamo a dire certe cose quando il mondo è veramente pieno di gente che soffre sul serio?! Di persone che non hanno niente e sono felici!

E invece chi è più fortunato ad essere nato in certi posti, piuttosto che altri, non se ne rende conto... e avendo tutto – forse troppo – si lamenta e si dimena perché non apprezza! Ma non solo questo, non pensiamo subito all’Africa, pensiamo anche ai nostri vicini di casa… Molte persone soffrono … in silenzio!

Impariamo ad apprezzare di più e meglio le piccole – grandi cose che abbiamo.

giovedì 22 gennaio 2009

Piccola Presentazione

Ciao a tutti!
Indico brevemente le motivazioni per cui ho deciso di creare questo blog...
Mi rendo conto che di blog come questi ce ne saranno a migliaia...e che molti cadranno spesso sul banale, ma la mia intenzione è quella di comunicare i miei pensieri...le varie riflessioni che mi capita di fare e che magari restano solamente impresse nella mia mente per qualche giorno - o a volte mesi - ma che poi finiscono nell'oblio senza che le abbia espresse a qualcuno.
Con questo piccolo blog, vorrei permettere a amici e non di seguire parte dei giri che la mia mente compie, per potermi confrontare con altre persone: scambiare pensieri per potere arricchire rispettivamente i propri bagagli e i propri diari...

A presto