mercoledì 25 agosto 2010

Tarta-day 24 Agosto 2010

Ieri pomeriggio ho avuto la fortuna di assistere alla liberazione di due tartarughe marine (della specie caretta caretta) che, dopo essere state salvate in zona qualche mese fa e dopo essere state recuperate totalmente, sono state nuovamente rilasciate al loro habitat naturale. In tutta italia sono state liberate varie esemplari di tartarughe.



Il porto di Numana ha ospitato per un'intera giornata alcuni eventi dedicati a questi splendidi esemplari che popolano anche questo specchio di mare. Nel pomeriggio, grazie alle imbarcazioni dell'associazione Traghettatori Riviera del Conero (qui la pagina su Facebook), è stato possibile arrivare alla spiaggia delle due sorelle e assistere alla liberazione delle due splendide tartarughe!
Nella foto qui a fianco potete vedere il momento della liberazione della tartaruga caretta caretta, un esemplare adulto lungo circa un metro! La specie è fortemente minacciata in tutto il Mediterraneo e ormai considerata al limite dell'estinzione nelle acque territoriali italiane.
I responsabili delle imbarcazioni (Il Leone d'Oro e Simba) hanno fatto pagare un biglietto dal costo di 5€ che è stato devoluto alla Fondazione Cetacea Onlus di Ravenna che si era presa cura di queste tartarughe e che ha provveduto alla loro liberazione.
Ecco le mie foto del pomeriggio

sabato 7 agosto 2010

"Un sogno ad occhi aperti"

Per chi non conoscesse il mio "progetto" riguardo la scrittura di un breve libro può dare uno sguardo veloce a questo post (e magari anche qui).

Spesso usiamo la parola sogno per indicare qualcosa di estremamente positivo, un desiderio. Sebbene questa parola è in realtà neutra.

Apro gli occhi in maniera svogliata, con gran parte del cervello ancora dormiente. Qualche secondo di incomprensione con il mondo attorno, sempre sveglio. Pian piano anche i muscoli sembrano svegliarsi. È il momento in cui realizzo di non essere più nel cosiddetto mondo dei sogni.
Trascorso anche l'ultimo attimo stordito, un pensiero mi bussa alla mente. Avverto un interrogativo che pesa perfino sul mio respiro. La domanda sembra essere qualcosa del tipo: "Ma loro hanno capito perché è successo?".
Nell'interpretare questo strano pensiero, per un attimo ripiombo in uno stato di piena confusione: fisica e mentale. Confusione nera. Per prima cosa cerco di capire chi siano quei "loro". Voglio dire loro potrebbero essere chiunque. Infondo, loro significa tutti meno io, meno noi. Ma dato che un noi non esiste questo loro è veramente vasto. Troppo vasto. I genitori? La famiglia? Gli amici? Il mondo? Non lo so. E non c'arrivo. Ma poi... cosa è successo?
Proprio in questo istante i miei pensieri si bloccano per lasciar posto a una sorta di flashback, una sequenza di immagini mi scorre negli occhi.

Sono di fianco ai binari e un treno regionale sta per sopraggiungere. L'intenzione è saltare dall'altra parte. Ma non è quella vera. L'intenzione reale è quella di provare l'impossibile. Rischiare tutto per non ottenere nulla. Un respiro e il grande balzo. Grande ma non sufficiente. Il treno senza rallentare affatto investe tutto. Sono un essere invisibile ai suoi occhi. Investe i ricordi, i progetti, il presente. Il mio futuro non esisterà mai, il mio presente è impresso su una motrice. Investe il mio corpo. Un brivido mentre il treno mi avvolge. Anche se in questa visione, di reale c'è solo il cuscino ad avvolgermi. L'assurdo è nel vedere quell'ultima immagine. Io e la mia maniera buffa di essere. Sembro abbracciare il treno e il corpo risente dell'energia che il treno porta con se senza conoscere il significato della parola abbraccio (né tanto meno del gesto). In particolare è il viso a sentire dolore. Sarà il cuscino che spinge ma mi sembra veramente di aver ricevuto un abbraccio metallico a 160 km/h.
Non può essere vero. Sono poi rinato forse? Se sono rinato, sono qui a chiedermi il perché di tale gesto. La confusione pervade la mia testa, già deformata dalla motrice. Per un attimo mi lascio andare e quasi mi abbandono ad uno stato di trance. Due respiri lenti. Profondi e lentissimi.
Apro gli occhi. Quegli stessi occhi che credevo di aver già aperto. Non è possibile. È stato un sogno dentro a un sogno.