sabato 7 agosto 2010

"Un sogno ad occhi aperti"

Per chi non conoscesse il mio "progetto" riguardo la scrittura di un breve libro può dare uno sguardo veloce a questo post (e magari anche qui).

Spesso usiamo la parola sogno per indicare qualcosa di estremamente positivo, un desiderio. Sebbene questa parola è in realtà neutra.

Apro gli occhi in maniera svogliata, con gran parte del cervello ancora dormiente. Qualche secondo di incomprensione con il mondo attorno, sempre sveglio. Pian piano anche i muscoli sembrano svegliarsi. È il momento in cui realizzo di non essere più nel cosiddetto mondo dei sogni.
Trascorso anche l'ultimo attimo stordito, un pensiero mi bussa alla mente. Avverto un interrogativo che pesa perfino sul mio respiro. La domanda sembra essere qualcosa del tipo: "Ma loro hanno capito perché è successo?".
Nell'interpretare questo strano pensiero, per un attimo ripiombo in uno stato di piena confusione: fisica e mentale. Confusione nera. Per prima cosa cerco di capire chi siano quei "loro". Voglio dire loro potrebbero essere chiunque. Infondo, loro significa tutti meno io, meno noi. Ma dato che un noi non esiste questo loro è veramente vasto. Troppo vasto. I genitori? La famiglia? Gli amici? Il mondo? Non lo so. E non c'arrivo. Ma poi... cosa è successo?
Proprio in questo istante i miei pensieri si bloccano per lasciar posto a una sorta di flashback, una sequenza di immagini mi scorre negli occhi.

Sono di fianco ai binari e un treno regionale sta per sopraggiungere. L'intenzione è saltare dall'altra parte. Ma non è quella vera. L'intenzione reale è quella di provare l'impossibile. Rischiare tutto per non ottenere nulla. Un respiro e il grande balzo. Grande ma non sufficiente. Il treno senza rallentare affatto investe tutto. Sono un essere invisibile ai suoi occhi. Investe i ricordi, i progetti, il presente. Il mio futuro non esisterà mai, il mio presente è impresso su una motrice. Investe il mio corpo. Un brivido mentre il treno mi avvolge. Anche se in questa visione, di reale c'è solo il cuscino ad avvolgermi. L'assurdo è nel vedere quell'ultima immagine. Io e la mia maniera buffa di essere. Sembro abbracciare il treno e il corpo risente dell'energia che il treno porta con se senza conoscere il significato della parola abbraccio (né tanto meno del gesto). In particolare è il viso a sentire dolore. Sarà il cuscino che spinge ma mi sembra veramente di aver ricevuto un abbraccio metallico a 160 km/h.
Non può essere vero. Sono poi rinato forse? Se sono rinato, sono qui a chiedermi il perché di tale gesto. La confusione pervade la mia testa, già deformata dalla motrice. Per un attimo mi lascio andare e quasi mi abbandono ad uno stato di trance. Due respiri lenti. Profondi e lentissimi.
Apro gli occhi. Quegli stessi occhi che credevo di aver già aperto. Non è possibile. È stato un sogno dentro a un sogno.

4 commenti:

Marty ha detto...

Fabry ciao!!
Ma l'hai sognata sul serio qsta cosa???
E' molto suggestiva e devo complimentarmi perchè è raccontata benissimo, è veramente coinvolgente!!
Se dovessi scrivere un libro un giorno ricordati ke voglio la prima copia con dedica e firma!!!!
Un bacio!!

Fabri ha detto...

Grazie Marty! si l'ho sognata veramente :) con qualche dettaglio in meno ovviamente...

Anonimo ha detto...

ah beh che sogno... :) particolare senz altro... si potrebbe parlare a lungo anche del significato metaforico del treno della vita che scorre che corre che investe il nostro tempo ecc.. ecc... cmq apparte questo ma che tratta faceva il treno? ^_^
Alessandra

Fabri ha detto...

Una tratta riservata!

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